Dalla Riforma al capitalismo: il tempo libero nell’Età moderna e contemporanea

Dopo la condanna medievale dell’otium, nel Rinascimento si prosegue con due diversi atteggiamenti verso la sfera del tempo libero.

Da un lato, è presente la ripresa dell’otium latino da parte degli intellettuali rinascimentali. Essendo il Rinascimento l’epoca di rinascita della cultura classica antica, la quale viene ripresa, continuata ed elevata a modello di vita, non si poteva non restaurare anche il concetto romano di tempo libero. Pertanto poeti, letterati e filosofi passavano il tempo leggendo i classici greci e romani, che trovavano indispensabili per la formazione dell’uomo. Petrarca, pur vivendo nel Medioevo, si era già fatto promotore di questo atteggiamento verso la cultura classica, motivo per cui è considerabile un preumanista. Egli arrivò addirittura a isolarsi dalla comunità per poter dedicare tutto il tempo alla lettura e alla scrittura.

Dall’altro lato, con l’avvento della Riforma protestante, emersero nuove dottrine etiche sul lavoro, in grado di spostare tutta l’attenzione su quest’ultimo concetto. Per Lutero, ad esempio, le opere buone che il cristiano compie – e che per Lutero coincidono con le attività lavorative – sono testimonianza di fede e quindi segno di salvezza (anche se non ne sono la causa come per il cattolicesimo). Per Calvino, invece, il lavoro diventa un dovere sacro, una missione sociale stabilita da Dio che manifesta il suo amore aiutando l’uomo a raggiungere la prosperità e il benessere. Quindi, per il protestantesimo, lavorare efficacemente voleva dire essere “in grazia di Dio”: il lavoro fruttuoso era il segno tangibile della predestinazione alla salvezza spirituale.

Questa concezione di lavoro influenzò tutta l’Età moderna, tanto che, secondo lo storico, sociologo ed economista Max Weber, essa gettò le basi per la nascita del capitalismo moderno. Nel suo saggio L’etica protestante e lo spirito del capitalismo Weber sostiene la tesi secondo cui l’etica protestante e soprattutto quella calvinista siano state all’origine dello spirito capitalistico che si affermò durante la prima rivoluzione industriale, poiché entrambi i concetti esaltavano il lavoro in sé: il calvinismo, per via della sua natura sacra; il capitalismo, per il suo valore intrinseco capace di portare profitto.

Il capitalismo fu il punto di arrivo della mentalità borghese che già nel Medioevo puntava tutto sulla produzione economica. Tuttavia, in Età contemporanea, il tempo libero non venne dimenticato. Anzi, iniziò ad affermarsi nella sua definizione attuale proprio in relazione al lavoro di stampo capitalistico e in antitesi a esso.

Entrambi, infatti, videro la luce con la Rivoluzione Industriale, quando comparì il lavoro salariato e di fabbrica. Questo tipo di lavoro non seguiva più le leggi della natura, come l’alternanza delle stagioni per l’agricoltura, e perciò implicò una chiara distinzione tra tempo di lavoro, regolato quantitativamente dall’orologio, e tempo di riposo, gestibile in modo autonomo e destinato al ripristino delle forze fisiche e psichiche – distinzione temporale resa possibile anche da quella, sul piano spaziale, tra luogo di lavoro (la fabbrica) e luogo per il riposo (il luogo di residenza).

Un altro impulso verso la nostra definizione di tempo libero arrivò infine dalle feste, che per i lavoratori significavano un’interruzione della solita routine e un’occasione per riposarsi dalle fatiche quotidiane. Oppure, in casi specifici come quello del Carnevale, la festa diventava addirittura simbolo di trasgressione temporanea delle norme vigenti e di capovolgimento del consueto ordine, per via di determinate caratteristiche come la possibilità di fare scherzi e mascherarsi da qualunque cosa. Dopodiché, naturalmente, arrivò la distinzione tra giorni feriali e festivi.

E così termina la storia del tempo libero, “libero” con un duplice significato: “libero” dal lavoro e “libero” di essere gestito come si vuole. Come in un mito greco che si rispetti, l’attuale concezione di tempo libero è nata dal suo opposto, l’attuale concezione di lavoro, e insieme sono complementari. Forse è come diceva Aristotele: “Lo scopo del lavoro è guadagnarsi il tempo libero”.

 

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