Piattaforme streaming: il futuro del cinema?

29 agosto 1997, Scotts Valley, California: Marc Randolph e Reed Hastings danno vita a Netflix. Inizialmente era un’attività di noleggio di DVD e videogiochi, sul modello di Amazon: sul sito di Netflix si potevano infatti acquistare o noleggiare film e videogiochi che sarebbero arrivati per posta ai destinatari. Ai tempi il suo rivale era Blockbuster! Dal 2008, però, Netflix cambierà interessi e diventerà la piattaforma che conosciamo noi oggi. Nello specifico, Netflix è un servizio di streaming online on demand, ossia trasmette, tramite connessione internet, contenuti audiovisivi (film e serie tv) che gli abbonati al servizio decidono di guardare quando, dove e quanto vogliono, non dovendo sottostare ad una programmazione prestabilita come avviene per la TV via cavo. Netflix, ad ogni modo, è stato solo l’inizio.

Sempre più piattaforme streaming si stanno inserendo sul mercato, seguendo il grande esempio di Netflix e facendogli concorrenza. Le principali sono Amazon Prime Video, incorporato nel servizio di Amazon Prime, e Hulu, presente solo negli Stati Uniti. Ma, in particolare tra il 2019 e il 2020, c’è stato un vero e proprio boom nelle nascite di servizi streaming: hanno visto la luce Disney+ della Disney, AppleTV+ della Apple, HBO Max di WarnerMedia (che possiede lo studio cinematografico Warner Bros.), Peacock di Universal Pictures e altre minori. Infine, si possono citare quelle italiane come RaiPlay della Rai, Infinity di Mediaset e TIMvision della TIM.

Queste piattaforme stanno ormai dominando il settore della televisione producendo serie tv che diventano subito le più apprezzate. Una questione un po’ più critica, però, è che si stanno avvicinando anche al settore del cinema, realizzando sempre più film originali che possono essere visionati solo ed esclusivamente in streaming, senza passare prima per il cinema. Di per sé, questa tendenza è interessante perché permette di sperimentare diversi modi di fare cinema ed è simbolo dei tempi che si evolvono. Le criticità, da parte degli amanti del cinema, sono arrivate in tempi recenti e sono strettamente connesse alla pandemia di Covid-19, a causa della quale, attualmente e da diverso tempo, le sale cinematografiche sono chiuse.

In generale, c’è il timore che i servizi streaming, che ora hanno sostituito il cinema (inteso come luogo dove guardare i film) causa pandemia, possano continuare a rimpiazzarlo anche in futuro, così come ora sono i più utilizzati per guardare serie tv. Ad esempio, una scelta controversa è stata quella della Disney di far uscire il nuovo film Mulan (un remake dell’originale) sulla loro piattaforma Disney+ anziché al cinema finché le sale non fossero state riaperte, con anche un prezzo maggiore di quello del biglietto cinematografico medio in America. Dopo Mulan, il film Soul della Pixar è invece andato solo su Disney+, essendo le sale chiuse, ed altri film della Disney subiranno la stessa sorte nel corso dell’anno.

L’avvenimento che ha fatto più discutere, però, è stata la decisione di Warner Bros. di distribuire tutti i suoi prossimi film contemporaneamente in sala e in streaming, sulla sua piattaforma HBO Max (presente, al momento, soltanto negli USA). Dopo un periodo di un mese, i film verranno rimossi dal servizio streaming e saranno visibili solo al cinema, ma in sostanza chi possiede HBO Max, nell’arco di un mese, avrà la possibilità di vedere a casa sua un film appena uscito. Invece che sul grande schermo, potrà guardarlo in televisione, al computer o su altri dispositivi. Questo varrà per tutto quest’anno e quindi i film in questione, per citarne alcuni, sono Dune, Godzilla vs Kong, Matrix 4, The Conjuring 3, Suicide Squad 2, Space Jam: A New Legacy.

Il problema, per chi critica queste scelte (tra cui i grandi registi Cristopher Nolan e Denis Villeneuve), è che la possibilità di scegliere tra casa e cinema potrebbe cambiare radicalmente il modo di vedere e fare film. I registi lavorano per poter mandare il loro film in sala e non tutti sarebbero contenti di vederli destinati anche alla televisione, che è tutta un’altra dimensione. Senza contare che i cinema hanno già subito duri colpi per le chiusure e, se molte persone dovessero decidere di starsene a casa a guardare i nuovi film, i proprietari delle sale farebbero ancora più fatica a guadagnare ciò che hanno perso. In ultima analisi, Warner Bros. viene criticata perché ritenuta attenta solo al suo business e non al cinema in quanto arte, preferendo di conseguenza non aspettare la riapertura delle sale.

Tuttavia, l’esperimento di Warner Bros. è già stato fatto con Wonder Woman 1984, uscito in America il 25 dicembre 2020, e ha dimostrato che una buona parte di persone preferisce comunque la sala. Ha infatti guadagnato 16’700’000 dollari negli USA, il più alto guadagno dai tempi della pandemia.

Insomma, comunque la si pensi, è innegabile che il mondo dello streaming stia sempre di più collidendo, come un meteorite, con il mondo del cinema. Però è difficile che sia uno schianto fatale. La sala cinematografica è pur sempre il luogo naturale dei film, il luogo per cui vengono concepiti e il luogo a loro più congeniale, dato che offre la migliore esperienza per fruire di un’opera cinematografica. Il cinema, dopotutto, è già sopravvissuto all’avvento delle videocassette e poi dei DVD, per non parlare della televisione, tutti dispositivi che davano la possibilità di guardare film comodamente a casa a discapito delle sale. Motivo per cui il cinema è difficile da battere e sicuramente, dopo la pandemia, sarà pronto a proporre a tutti noi nuove storie create su misura per il grande schermo e per la sala buia. Anche, di sicuro, riguardanti la pandemia stessa.

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