Tra nostalgia e distopia: la musica vaporwave

Grazie a Internet e alla facilità con cui si diffondono i contenuti in rete, stanno nascendo sempre più nuove e originali forme d’arte. Molto spesso si tratta di fenomeni interessanti da analizzare in quanto portavoce della nuova cultura di Internet e delle generazioni che lo utilizzano. Per quanto riguarda la musica, un esempio molto intrigante a questo proposito è la vaporwave.

La vaporwave è un sottogenere della musica elettronica e, più nello specifico, del pop ipnagogico (o chillwave), un genere a bassa fedeltà dallo stile ipnotico e retrò. Nata su Internet intorno al 2010, la vaporwave è musica realizzata da artisti indipendenti, che hanno dato vita a una vera e propria corrente artistica.

La caratteristica principale di questo genere musicale è la ripresa della musica e dell’estetica degli anni ’80 e ’90, trasformata in musica elettronica con appositi strumenti quali i sintetizzatori. Nello specifico, vengono riutilizzati i motivi musicali che riempivano la vita quotidiana dello spettatore e consumatore dell’epoca: jingle pubblicitari, musica dei centri commerciali e degli ascensori, hit del passato, colonne sonore dei vecchi film, melodie dei videogiochi in 8-bit ecc. La vaporwave gioca proprio sulla nostalgia per la cultura di quegli anni, in cui Internet stava muovendo i primi passi.

Il primo artista vaporwave può essere considerato Chuck Person, pseudonimo di Daniel Lopatin, che ha composto l’album Eccojams, mentre la canzone vaporwave più celebre e rappresentativa è Macintosh Plus dell’artista Vektroid.

La vaporwave ha poi dato vita a un enorme numero di sottogeneri. Tra i tanti, si trovano la dreamwave, che accentua l’atmosfera onirica, la vaportrap (beat trap in stile vaporwave), il future funk (musica disco) e persino il mallsoft che riprende la musica da supermercati.

Insieme alla componente musicale della vaporwave, si è sempre più diffusa anche una particolare estetica che caratterizza questa musica: si tratta della cosiddetta vaporwave aesthetics. Essa è composta da una vasta serie di elementi ricorrenti: immagini dei primi computer e delle prime console, statue greche e romane (che esprimono la volontà di tornare al passato), palme (che ricordano la serie tv Miami Vice), tramonti violacei, scritte al neon, personaggi degli anime, caratteri giapponesi e frasi malinconiche.

L’elemento più bizzarro della musica vaporwave è però un altro. Essa mira molto spesso a suscitare una sensazione di inquietudine e a far sentire una sorta di straniamento e alienazione dalla realtà attraverso particolari scelte artistiche come quella di rallentare progressivamente la musica e di ripeterla di continuo; oppure vengono aggiunti rumori di interferenze, di cassette malfunzionanti e glitch vari che rendono distorte le melodie.

Giunti a questo punto viene da chiedersi quale sia il significato di tutti questi elementi. La vaporwave ha infatti un significato molto più profondo di quanto possa sembrare, studiato a fondo dallo scrittore Grafton Tanner nel suo saggio Babbling Corpse: Vaporwave and the Commodification of Ghosts. Per comprenderlo appieno bisogna unire tutti i pezzi e analizzare la cultura degli ultimi anni del ‘900, a cui la vaporwave fa riferimento.

Gli anni ’80 e ’90 erano caratterizzati dal fenomeno del consumismo sfrenato, iniziato negli anni ’50 e ’60 col boom economico. Le pubblicità dell’epoca, tramite motivetti accattivanti, esortavano più che mai all’acquisto e al consumo fine a se stesso, imprimendo questa mentalità ai giovani dell’epoca e lasciando in eredità alle future generazioni lo stesso messaggio. La vaporwave, allora, vuole criticare quel culto del consumo che ha riempito di false promesse le menti dei giovani di allora (i cosiddetti millennials), che ora sono cresciuti. Questa critica si manifesta proprio tramite le melodie distorte, eccessivamente rallentate e ripetute fino allo sfinimento, che rappresentano la natura vuota ed effimera del consumismo.

Allo stesso tempo, però, i millennials non possono non provare nostalgia per quella che è stata la loro infanzia; per questo la vaporwave riprende quella cultura così com’è, cosa che, a questo punto, può anche essere interpretata come forma di escapismo, ossia voglia di fuggire dalla realtà per tornare al passato, caratterizzato dall’assenza di preoccupazioni. La vaporwave diventa così un monito rivolto a noi per il nostro futuro, affinché apriamo gli occhi e non ci avviamo verso una eventuale distopia iperconsumistica.

Il bello della vaporwave sta proprio in questo: sia che si voglia riflettere sul messaggio di critica al consumismo, sia che si vogliano semplicemente rievocare gli anni conclusivi del secolo scorso, con la loro grande cultura pop – e in questo senso la vaporwave ha la stessa poetica della serie tv Stranger Things –, ciò che bisogna fare è perdersi nell’atmosfera trasognante e retrò di questo genere musicale elettronico, coi suoi poster in cui le statue classiche incontrano Windows 95 e Internet Explorer.

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